La riforma della disabilità segna un taglio netto con il passato. Il vecchio sistema, spesso intrappolato in logiche puramente medico-legali e percentuali di invalidità, cede il passo a un modello moderno e semplificato. l’obiettivo? Mettere al centro i diritti della persona e le sue reali necessità di interazione con l’ambiente, in linea con i principi ONU.
Vediamo, passo dopo passo, come funziona la nuova procedura, chi compone le equipe e quali sono i tempi certi stabiliti dalla legge.
1. Il punto di partenza: il nuovo Certificato Medico Introduttivo
Tutto inizia dal medico, ma con importanti novità digitali e di semplificazione: l’invio telematico del certificato da parte del medico fa scattare automaticamente l’iter, senza che il cittadino debba presentare una successiva domanda amministrativa separata tramite il patronato.
Il certificato può essere redatto dai medici di medicina generale, dai pediatri di libera scelta, dai medici specialisti del SSN o dalle strutture accreditate.
Cosa deve contenere il CMI
Il nuovo certificato telematico non è più un semplice elenco di patologie,, ma un documento mirato che deve contenere informazioni cruciali per indirizzare la successiva valutazione. Il medico è tenuto a specificare:
- dati anagrafici e clinici: l’identificazione del cittadino, l’anamnesi dettagliata e la diagnosi chiara delle patologie riscontrate, descritte accuratamente tramite di codici ICD.
- qualificazione della disabilità: indicare se la condizione rilevata è ascrivibile a una disabilità di tipo fisico, psichico o sensoriale.
- compromissioni funzionali e gravità: le reali limitazioni derivanti dalle patologie. Il certificato deve evidenziare se si riscontra una condizione di gravità, l’eventuale necessità di assistenza continua o se sussiste il rischio di perdita dell’autonomia personale.
- indicatori per le corsie preferenziali (urgenze): aspetto fondamentale per far scattare i tempi abbreviati. il medico deve esplicitamente segnalare la presenza di patologie oncologiche, lo stato di minore età o la sussistenza di gravi compromissioni sopravvenute.
Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE)
Una delle colonne portanti della digitalizzazione legata alla riforma è l’integrazione obbligatoria dei documenti all’interno del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) del cittadino. Il FSE diventa il canale istituzionale e sicuro attraverso cui la sanità e la evidenza (INPS) comunicando in tempo reale, abbattendo la necessità per l’utente di fare da “tramite” portando carte da un ufficio all’altro.
Cosa deve contenere obbligatoriamente il FSE
In base al D.Lgs. 62/2024, il FSE deve accogliere e tracciare l’intero ciclo del percorso di accertamento:
- il certificato medico introduttivo: viene inserito automaticamente nel FSE nel momento esatto in cui il medico certificatore lo trasmette in via telematica alll’INPS;
- la documentazione sanitaria integrativa: tutti i referti, gli esami e i diari clinici che il cittadino decide di allegare online per supportare la valutazione;
- il Certificato Unico della condizione di disabilità: una volta effettuata la visita di base, il verbale finale validato dall’INPS viene caricato sul FSE;
- Il progetto di vita: l’atto finale e personalizzato viene agganciato al fascicolo consentendo all’Ambito Territoriale Sociale (ATS), ai medici curanti e agli specialisti autorizzati di accedere istantaneamente alle misure di sostegno e di assistenza stabilite.